Un fiore di loto spezzato in due: un lato immerso nell’ombra, l’altro che si apre alla luce. Il tema delle dipendenze: non solo il gioco d’azzardo pur esplicitamente evocato dai biglietti “Gratta, Vinci” incollati sullo sfondo, ma anche l’alcool, le droghe, la dipendenza affettiva, quella digitale, e ogni altra forma in cui la libertà si trasforma in schiavitù. La parte sinistra dell’opera è una giungla visiva, caotica, ripetitiva. I biglietti giocati si accumulano come le giornate perse, le promesse infrante, i tentativi falliti: illusioni di fortuna che svaniscono appena grattate via. È la parte dell’anima consumata, svuotata, imprigionata nel ciclo del desiderio e della perdita. Il loto, annerito, assorbe questa ossessione. Corpo e mente che si piegano sotto il peso del bisogno. Ma a destra il racconto cambia. I petali dorati (lamine d’ottone che richiamano la sacralità della trasformazione) ritrovano la loro forma e la propria direzione. È la rinascita possibile, anche fragile, anche faticosa. Sul palcoscenico non solo il dramma della dipendenza, ma anche l’istante esatto in cui l’anima sceglie di salvarsi. Quest’opera è una ferita che fiorisce, il passaggio dall’autodistruzione alla ricostruzione. Per chi ha vissuto nel buio e ha avuto il coraggio di desiderare la luce. HASU 18:36 “Riscrivere la storia” è un atto di coraggio e l’inizio di un nuovo racconto.